Da quando Matteo Salvini ha annunciato l’intenzione di parlamentarizzare la crisi di governo, tutte le forze politiche hanno invocato l’immediato scioglimento delle camere da parte del Presidente della Repubblica e la convocazione dei comizi elettorali.

Di seguito si riportano brevementele tappe e i tempi che conducono alle elezioni anticipate in caso di parlamentarizzazione della crisi:
Votazione della mozione di sfiducia, che, secondo quanto previsto dalla Costituzione, deve essere discussa almeno 3 giorni dopo la presentazione della stessa. La data in cui le Camere si riuniranno per discutere la medesima, verrà decisa dalla Capigruppo di Domani. E non e’ escluso che, prima, si opti per la calendarizzazione della quarta votazione della c.d. “Legge Fraccaro” o per la votazione della mozione di sfiducia al Ministro dell’interno presentata dal PD per il caso Russia-Gate;
Consultazioni del Quirinale;
Scioglimento delle Camere, nel caso in cui non sia possibile formare altre maggioranze;
Convocazione dei comizi elettorali, in tal caso, per consentire il voto degli italiani all’estero, l’Iter prevede che tra lo scioglimento delle Camere ed il ritorno al voto, passino almeno 60 giorni. Cio’ significa che si potrebbe tornare alle urne non prima di fine Ottobre.

Le elezioni immediate sono state invocate da Salvini sin dall’inizio, in quanto, secondo lui, “la maggioranza non esiste piu’ a causa dei troppi no dei 5 Stelle, ed oltre a questo governo c’e’ solo il ritorno alle urne”.

Gli ha fatto eco il PD con Nicola Zingaretti, per il quale “il governo dei populisti ha fallito”.

Anche Luigi Di Maio e gli altri esponenti del M5S hanno invocato il ritorno al voto, “ma solo dopo aver votato in quarta lettura la legge costituzionale per il taglio dei parlamentari”, aprendo, in tal senso, a tutte le forze politiche. In tal caso, tuttavia, i tempi per tornare alle urne si allungherebbero. E’ da ritenersi inverosimile, infatti, che il Presidente della Repubblica convochi i comizi elettorali, conscio che il Parlamento potrebbe essere delegittimato pochi mesi dopo dai cittadini in caso di esito positivo dell’eventuale referendum confermativo.

L’unico ad aver esplicitamente scongiurato l’eventualita’ di elezioni anticipate e’ stato Beppe Grillo, il quale ha dichiarato con un post sul suo blog di “essere pronto a tornare ad elevarsi per evitare l’ascesa dei nuovi Barbari” e che “se e’ necessario effettuare delle modifiche, che si faccia in fretta”. A quali modifiche si riferisce il garante del Movimento?

Nelle ultime ore, tuttavia, si sono iniziate a diffondere voci relative all’avvio di un dialogo tra esponenti del M5S, facenti capo a Roberto Fico, rappresentante dell’anima piu’ pura del Movimento, ed esponenti del PD, facenti capo a Matteo Renzi.

Nonostante le smentite di rito, questa ipotesi non e’ del tutto infondata. Tant’e’ vero che il primo a denunciarla pubblicamente e’ stato proprio Salvini.

Se si riflette bene, infatti, andare al voto in Autunno non conviene a nessuno.

Di certo non conviene al Movimento 5 Stelle, che, se quanto evidenziato dai sondaggi e’ reale, vedrebbe dimezzato il numero dei suoi parlamentari. Ma questa non e’ l’unica ragione… Dopo il cedimento sul Tav, infatti, i malumori gia’ presenti all’interno del Movimento, hanno iniziato a moltiplicarsi. Molti Deputati e Senatori, dopo l’ennesima sconfitta su una battaglia identitaria, avrebbero messo sul banco degli imputati Luigi Di Maio e, secondo quanto riportato da numerosi giornali nei giorni scorsi, avrebbero voluto, per la prima volta, la sua testa. Nel Movimento era scoppiata una guerra tra correnti: quella facente capo a Luigi Di Maio, quella facente capo ad Alessandro Di Battista, Max Bugani e Davide Casaleggio, e quella facente capo a Roberto Fico. La mossa di Salvini, del tutto, apparentemente, inaspettata all’interno del Movimento, avrebbe segnato una tregua ed un riavvicinamento, almeno temporaneo, tra Di Maio e Di Battista, a condizione che il capo politico inizi ad “ascoltare e condividere le decisioni”, fin’ora prese unilateralmente e fallimentari, “con il gruppo”. Il ritorno alle urne, inoltre, comporterebbe l’insorgenza di un nuovo grattacapo per il Movimento: quello dei due mandati. Con le regole attuali, infatti, molti big del movimento non potrebbero piu’ ricandidarsi, in quanto gia’ al secondo mandato. La deroga di questa regola potrebbe non essere ben vista dalla base, gia’ sul chi va la’ dopo la sconfitta sul TAV, e potrebbe determinareuna nuova emorragia di elettori per il Movimento… Che non puo’ proprio permettersela!

Sicuramente non conviene a buona parte del PD, in cui, nonostante il congresso abbia eletto Nicola Zingaretti segretario per il superamento delle correnti ed il rilancio di una sinistra unita e nonostante quest’ultimo non faccia altro che “appelli all’unita’”, tutto si puo’ dire fuorche’ il PD sia unito. A scontrarsi sono, principalmente, la corrente Renziana e la corrente Zingarettiana. Fino a pochi giorni prima dell’avvio della Crisi, in particolare, si pensava che alla Leopolda convocata da Renzi per fine Ottobre, egli avrebbe annunciato la sua fuoriuscita dal PD e la nascita di una nuova formazione politica di centro. Qualora il “senatore semplice” avesse avuto realmente questo progetto, l’annuncio dell’improvvisa crisi l’ha bloccato… Forse.
Lo scontro tra le due correnti consiste nel fatto che Zingaretti spinge per andare immediatamente ad elezioni. Il PD, in tal caso, probabilmente guadagnerebbe qualche seggio in piu’ in Parlamento, ma lungi, secondo le ultime elezioni Europee ed i sondaggi, dall’elezione in solitaria o, eventualmente, in coalizione con le altre forze di sinistra, della maggioranza dei seggi. Il vero obiettivo del segretario in carica, infatti, potrebbe essere quello di “deRenzizzare” i gruppi parlamentari. Si ricorda, infatti, che la maggioranza degli eletti nelle file del Partito, fanno capo alla corrente guidata da Matteo Renzi, il quale, qualora non dovesse convincere il gruppo dirigente del PD a formare il governo con i 5 Stelle, al fine di evitare di essere “rottamato”, potrebbe formare il Partito di Renzi sin da subito e ridurre a “pochi intimi” gli eletti nelle file del PD zingarettiano”.

In piu’, grillini e renziani potrebbero giocarsi, in futuro, in campagna elettorale, la carta dell’aver “salvato i conti”, “aver scongiurato l’esercizio provvisorio” ed aver “salvato l’Italia da una pericolosa deriva autoritaria e sovranista”.

In tal senso, oggi sono arrivate le aperture ufficiali dell’ex segretario sia al taglio dei parlamentari, sia per la stesura della manovra. Non è escluso, tuttavia, che laddove si formasse, questo governo possa durare in carica anche fino all’elezione del Presidente della Repubblica.

Non conviene a Forza Italia che, qualora non corresse in coalizione con le forze sovraniste, alle eventuali elezioni anticipate, rischia l’estinzione. Nel Partito dell’ex Cavaliere, infatti, da troppo tempo e’ in atto un “tutti contro tutti” che ha portato anche alla fuoriuscita da parte del governatore della Liguria Giovanni Toti.

Non conviene, neppure, alla stessa Lega. I detrattori, infatti, pensano che Salvini abbia scelto questo momento per far cadere il governo appositamente per non andare ad elezioni entro l’anno e non dover scrivere lui la manovra finanziaria.
Scrivere la manovra, infatti, significa dover tradire i propri elettori. Salvini ha promesso la realizzazione della Flat Tax al 15%, tuttavia, per finanziarla servono delle coperture. Allo stesso tempo, qualora andasse al governo a Novembre, spetterebbe a lui l’onere di disinnescare la clausola di salvaguardia che porterebbe le aliquote dell’IVA dal 10 al 13% e dal 22 al 25%. Il “capitano” sostiene di poter finanziare tutto attraverso un deficit superiore al 2%, ma in tal caso avvierebbe una sfida con l’UE, di cui dice di fregarsene. Ma anche in tal caso verrebbe meno alla volonta’ dei suoi elettori: gli imprenditori del Nord-Est, principale bacino di voti della Lega, chiedono di non strappare con l’Unione, in quanto, quest’ultima è fondamentale per il loro export. Senza considerare che l’avvio di tale sfida potrebbe portare l’Unione a decidere di “cacciare” l’Italia.

In tal caso le conseguenze sarebbero nefaste: gli investitori e le multinazionali scapperebbero, il valore dell’eventuale nuova moneta sarebbe quasi nullo, lo spread schizzerebbe alle stelle.
E la Lega, che sul momento capitalizzerebbe il vasto consenso elettorale acquisito, lo perderebbe subito dopo.

Si consideri anche che il Presidente della Repubblica difficilmente mandera’ al voto il Paese in autunno, in quanto troppo a ridosso della finanziaria. Dopo aver fatto cadere il governo, il consenso elettorale della Lega potrebbe sgonfiarsi e non e’ detto che si formi per tempo una maggioranza tale da portare in pochi giorni al giuramentodi un nuovo governo.
Mattarella, inoltre, non sarebbe affatto ostile ad un governo PD-M5S e non e’ escluso che ricorra, come un anno e mezzo fa, ad affidare un mandato esplorativo al Presidente della Camera Roberto Fico per verificare la volonta’ delle parti.

L’unica certezza e’ che difficilmente il governo in carica potra’ portare il paese alle elezioni, in quanto, le operazioni di voto sono gestite dal Viminale e, per la prima volta, il Ministro dell’interno e’ anche un candidato premier e cio’, sebbene non sia illegale, e’, dal punto di vista istituzionale, quantomeno controverso.

L’ipotesi della nascita di un nuovo governo, intanto, prende sempre piu’ corpo. E nell’attesa di capire cosa accadra’ nelle prossime ore, c’e’ solo una certezza: si preannuncia un finale d’Estate di fuoco.

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