La calda estate romana

Cinque Stelle e Lega: divorzio all’italiana

Il Presidente del Consiglio Conte ha perso la maggioranza politica, e dunque la leadership del “Governo del cambiamento”. Ufficialità che arriva dopo mesi e mesi di scontri su più temi, dalle autonomie regionali ai migranti, durante il comizio di Pescara del segretario leghista Matteo Salvini.

Dopo il pieno di voti alle europee, Salvini macina percentuali e competizioni elettorali giorno dopo giorno e non sembra avere alcun argine, che per ora è provvisoriamente alla soglia del 40%.

La crisi è sorta sulla questione della TAV, ma gli addetti ai lavori riconoscono che questa è solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso, infatti, come ha specificato il Segretario del Carroccio, la causa reale è costituita dai molti rifiuti dei pentastellati a più riforme proposte dai leghisti, infatti Salvini ha detto che è stanco dei “Signor no”. Inoltre il Ministro e vicepremier Salvini ha anche suggerito al Premier di andare subito al voto, probabilmente cosciente di un eventuale e ormai quasi certo successo del centrodestra, quasi oltre il 50%.

Il Presidente Conte ha fatto quadrato attorno ai pentastellati, sostenendo le promesse mantenute dall’esecutivo del Cambiamento e criticando la maggiore presenza del Ministro dell’Interno nelle spiagge piuttosto che nelle aule parlamentari, che non rappresentano, come è stato riportato, un orpello, bensì il luogo di celebrazione della democrazia parlamentare.

Le crisi di governo, secondo l’architettura costituzionale italiana, possono essere di natura parlamentare, qualora scaturiscano dalla sconfitta parlamentare del governo(come è accaduto nei governi Prodi I e II), oppure di natura extraparlamentare, qualora vengano meno i rapporti all’interno delle forze di maggioranza. Nel secondo caso è diventata prassi la parlamentarizzazione della crisi, cioè la motivazione della rottura del rapporto di fiducia in parlamento

. Da sinistra Zingaretti invoca alle elezioni anticipate, trascurando dei consensi comunque insufficienti per raggiungere il centrodestra.

Gli scenari che si presentano sono ipoteticamente due: o si verificherà un rimpasto ministeriale, ipotesi meno accreditata e già criticata dal segretario leghista, oppure l’inaugurazione dell’iter che porterà gli italiani alle urne, cioè la decisione dello scioglimento delle Camere da parte del Presidente della Repubblica (art. 70 Cost.), dopo aver sentito i due presidenti, e dopo (minimo) 45 giorni e (massimo) 70 giorni si andrà alle urne. Il decreto presidenziale dello scioglimento dovrebbe essere controfirmato dal governo dimissionario o da un eventuale governo balneare tecnico sostenuto dal Presidente della Repubblica. In ogni caso la situazione è drammatica e nei prossimi giorni ci saranno altri aggiornamenti, dal momento che la crisi incide anche sugli affari europei. Perché una crisi di un governo, sostenuto da forze in minoranza nel PE dovrebbe incidere sulla posizione dell’Italia? Perché entro la fine di agosto sono necessari i nominativi da proporre alla Commissione Europea, presieduta dalla tedesca Ursula Von der Leyen, e senza un governo stabile sarà molto difficile proporre delle personalità di tecnici economici “di peso”, come riportato da Giuseppe Conte.

Come cantava il Sommo Poeta, “ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!”

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