LA CASA DI CARTA: FENOMENO MEDIATICO FRA SIMBOLISMI E RIFERIMENTI STORICI

Attraverso colpi di scena, banconote volanti e pepite d’oro, la serie spagnola conquista il pubblico e scuote gli animi affrontando temi caldi e controversi.

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È il fenomeno mediatico dell’estate. Preceduto da un battage pubblicitario che neanche le Major di Hollywood, La Casa di Carta, terza stagione, ha ottenuto l’effetto sperato, incollare allo schermo milioni di persone nel mondo. Complice la piattaforma Netflix, la serie spagnola ha spopolato, lasciando con l’amaro in bocca i fans alla fine dell’ottavo episodio, e facendo intendere l’imminente quarta stagione. Tanta la carne al fuoco, in questa produzione firmata Alex Pina.

NUOVE ICONE SOCIAL

Dal punto di vista mediatico, indubbiamente, con gli attori protagonisti passati dall’essere degli illustri sconosciuti a stelle del firmamento televisivo mondiale, ma anche dal punto di vista socio-culturale. Tanti i temi trattati, in modo più o meno approfondito, talvolta in modo banale, ma sempre, volutamente, in modo politicamente scorretto. Dall’omosessualità alla globalizzazione, dall’Europa alla finanza, dalla famiglia in tutte le sue forme, all’amicizia.

Il professore e la sua banda, ne hanno per tutti. C’è chi li ha definiti Robin Hood del 21° secolo salvo il particolare che loro, i 940 milioni di euro rubati alla Zecca di stato nel corso delle prime due serie, se li sono tenuti, con buona pace dei sostenitori in tuta rossa e dell’immancabile “ bella ciao”, colonna sonora di italica memoria e di evidente retaggio socio-culturale. 

Àlex Pina e i suoi collaboratori hanno partorito un capolavoro, toccando temi, in particolare nella terza stagione, più attuali che mai. Hanno interpretato e, forse, usato, i sentimenti del popolo, quali la mancata fiducia nelle istituzioni europee, il diritto a un processo qualunque sia il reato e il riconoscimento dei diritti civili per le coppie di fatto e gli omosessuali. Su questo tema, in particolare, giocando fra il serio e il faceto con il bum bum ciao  ripetuto in loop da Palermo e l’indecisione di Helsinki tra l’attrazione sessuale per Palermo e l’amore puro per Nairobi.

POLITICAMENTE SCORRETTI

Particolarmente “politically uncorrect” la preoccupazione del Colonnello Tamayo alla vista delle cassette rosse contenenti i segreti di stato (guerra in Libia, armi al medio-oriente, equilibri europei), chiaro attacco ai partner europei rei, non dichiarati, di sbirciare entro i confini nazionali di un paese particolarmente fiero e altero quale è la Spagna. Il tutto condito da un pizzico di  accoglienza, vedi Palermo corso in difesa di Nairobi definita meticcia dalla guardia giurata dai modi di inequivocabile evocazione nazista e chili di fratellanza, non a caso, tutto la banda, lascia senza esitazioni i rifugi sicuri per andare in aiuto del giovane Rio arrestato e torturato.

Innegabili i riferimenti alle recenti elezioni europee che, in Spagna, come in tutta Europa, hanno visto scontrarsi i sovranisti contro gli europeisti. Poi c’è l’ispettore Murillo, che si innamora del Professore e diventa sua complice prendendo il nome di Lisbona. Ammettiamolo, questo cambio di fronte è degno delle più banali telenovelas di cassetta, ma tant’è, volendo trovare una motivazione socio culturale anche a questa caduta di stile, potremmo fare un viaggio indietro nel tempo di 50 anni, approdando all’autunno caldo del ‘68, quando la parola d’ordine era rivolta:  contro il sistema, contro le regole, contro le autorità.

Le maschere di Dalí, in questa rivoluzione virtuale, hanno preso il posto dell’eschimo ma, esattamente come la giubba verde, sono dalla parte del popolo e invocano la Resistenciaanche se non è chiaro contro chi i nostri eroi intendano resistere. Dall’alta parte i sostenitori del progetto europeo che, pur di mantenere l’equilibrio, sono disposti a concedere ai rapinatori tutto quello che essi  chiedono in un infinito gioco di equilibri, sempre più fragili e instabili. 

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