Cervelli in fuga: un possibile ritorno

Fino ad oggi l’Italia si è spogliata dei suoi cervelli, ma una legge potrebbe farli tornare

244 mila under 30 hanno lasciato il nostro paese nel 2017. Tra questi 28 mila sono laureati e 33 mila diplomati. Il dato preoccupante è che rispetto al 2016 i laureati che emigrano sono in aumento. L’indagine Istat ha diviso gli italiani all’estero tra i 25 anni e più e gli ultra 24enni: in totale sonno 82mila di cui il 26 % sono i laureati e il 36,7 % i diplomati.

Le motivazioni sono tante: la mancata meritocrazia, il mercato del lavoro ormai saturo, la “sindrome dell’eterna giovinezza” da parte delle precedenti generazioni che non lasciano spazio alle cosiddette nuove leve. Inoltre l’analisi sostiene che i giovani del Belpaese emigrino per cercare, all’estero, maggiori opportunità. Di conseguenza maggior meritocrazia e maggior retribuzione.

Le statistiche parlano chiaro, ma in tutto ciò la politica italiana dov’è, o meglio, dov’è stata negli ultimi sette anni.

I temi che hanno impegnato i vari governi (4) negli ultimi sette anni sono stati la revisione della spesa, le varie tasse (TARI TASI IMU ecc..), la riforma delle pensioni, il problema dell’immigrazione. Qualunque governante che si preoccupi di queste materie, vista la delicatezza, non può dedicarsi al macchinoso e, ormai arcaico, sistema scolastico. Altro motivo per cui la maggior parte degli studenti non azzecca un congiuntivo.

La resa dei conti

Il tempo è mancato anche per proporre leggi volte a incentivare i giovani laureati, o diplomati, a rimanere in Italia. Il tempo, però, si è esaurito con  l’Art 16 della legge 147/2015 che ha previsto, a partire dal 2017, gli incentivi – come riporta PopEconomy – per lavoratori e studenti che decidono di ritornare dall’estero.

Gli incentivi sono due: per “lavoratori impatriati” e per docenti e ricercatori. Gli “impatriati” sono studenti universitari, manager con elevata specializzazione e lavoratori laureati. Per accedere al bonus bisogna essere in possesso di una laurea, aver lavorato o studiato fuori dall’Italia per almeno due anni ed essere disposti a spostarsi lungo tutto il territorio italiano per lavorare. Inoltre i primi 5 anni è prevista un’esenzione sul 50% del reddito prodotto in Italia. Nel secondo caso, invece, l’esenzione è di 4 anni e riguarda il 90% del reddito generato in Italia.

La legge, però, pretende che chiunque voglia richiedere il bonus abbia la residenza fiscale, cioè viva nel Belpaese per almeno 183 giorni all’anno. Quindi, per gli italiani all’estero che volessero tornare dovrebbero rientrare prima del 2 di Luglio, 1° Luglio se anno bisestile.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *