Nasrin, la donna che spaventa la teocrazia persiana

L’attivista Nasrin Sotoudeh è stata condannata dalla magistratura iraniana a 38 anni di carcere e a 148 frustate per una serie di reati legati alla sicurezza nazionale, che lei dichiara di non aver commesso, e che in realtà costituirebbero un espediente per ostacolare la sua attività di difesa dei diritti umani nella teocrazia iraniana.


Ma chi è Nasrin? Perché è stata condannata? E chi ha preso posizione contro la condanna dell’attivista?

La donna, l’avvocatessa l’attivista

Nasrin Sotoudeh è un’avvocatessa iraniana che si occupa prevalentemente di diritti umani.
Nata a Teheran nel 1963 da una famiglia ‘borghese e religiosa’ e madre di due figli avuti dal marito Reza Khandan, anch’egli attivista, non è la prima volta che viene arrestata a causa del suo impegno in difesa dei diritti umani.

Già nel settembre 2010 le erano stati comminati sei anni di carcere per “diffusione di propaganda contro il sistema” e per “associazione e collusione allo scopo di compiere reati contro la sicurezza nazionale“, ciò solo per aver preso le difese legali di innumerevoli prigionieri minorenni condannati a morte. Dopo 3 anni di carcere, venne rilasciata per grazia nel 2013.

Nel 2012 le è stata insignita dal Parlamento europeo del premio Sakharov per i suoi costanti sforzi nel campo dei diritti umani.

Nei mesi scorsi aveva assunto la difesa di Narges Hosseini, sotto processo per aver protestato pacificamente contro l’obbligo d’indossare il velo: è Nasrin l’avvocato che rappresenta (legalmente ed ideologicamente) le donne che stanno protestando per l’obbligo del velo, imposto quarant’anni fa dall’Ayatollah Khomeini fa, dopo la Rivoluzione del 1979.

Il perché della condanna

Il processo, che ha avuto luogo il 30 dicembre 2018 davanti alla ventottesima sezione del Tribunale Rivoluzionario di Teheran, è avvenuto in sua assenza. Nasrin, condannata in contumacia, ha voluto non partecipare per dimostrare la sua contrarietà di coscienza nei confronti di un processo palesemente ingiusto.

Amnesty International, una delle più importanti ONG nel mondo, si è interessata fin da subito al caso spiegando in un comunicato le ragioni principali della condanna.

“Le più recenti accuse contro Nasrin Sotoudeh si fondano sul suo pacifico lavoro in favore dei diritti umani, incluso il suo lavoro in difesa delle donne perseguitate nel 2018 per aver protestato pacificamente contro l’obbligo abusivo, degradante e discriminatorio di dover indossare il velo in Iran.
Le autorità hanno presentato sette capi di accusa, quattro dei quali basati sulla sua opposizione all’obbligo del velo: “incitamento alla corruzione e alla prostituzione“; “impegnarsi apertamente in atti peccaminosi… apparire in pubblico senza un hijab“; “irrompere l’ordine pubblico“; e “disturbare l’opinione pubblica“.
Tra le altre, Nasrin viene accusata di aver: “formato un gruppo con lo scopo di interrompere la sicurezza nazionale“, “diffuso di propaganda contro il sistema” e “raccolta e collusione per commettere crimini contro la sicurezza nazionale” – si sono basate sulle sue attività pacifiche che le autorità hanno considerato come “criminale”.
Anche l’insistenza di Nasrin Sotoudeh sulla scelta di un avvocato indipendente invece di uno dall’elenco dei 20 selezionati dal capo del potere giudiziario è stato riconosciuto dalle autorità giudiziarie come un atto criminale.
Nel verdetto le autorità l’hanno accusata di lavorare con i “controrivoluzionari” che vivono dentro e fuori l’Iran al fine di minacciare la sicurezza nazionale” e di “incontri segreti con diplomatici stranieri e persone sospettate di essere agenti dei servizi segreti con sede in ambasciate straniere in Teheran” con il “pretesto” dei diritti umani.”

Il coro di voci: condannare la condanna

Il carcere per Nasrin, in Iran, è già una realtà. Ma come si sono espressi i nostri rappresentanti? E le associazioni?
Tra il silenzio di alcuni e la presa di posizione di altri, spiccano alcune importanti condanne esplicite della decisione del tribunale persiano.

La condanna di Amnesty international

Immediatamente dopo la notizia della condanna è arrivata la reazione di Amnesty International, che ha parlato di “sentenza sconvolgente e vergognosa avvenuta dopo l’ennesimo processo irregolare”.

Le parole di Philip Luther, direttore delle ricerche sul Medio Oriente e sull’Africa del Nord di Amnesty International, sono di per sé sufficienti:

“È sconvolgente che Nasrin Sotoudeh vada incontro a quasi quattro decenni di carcere e a 148 frustate a causa del suo lavoro pacifico in favore dei diritti umani, compresa la difesa legale di donne sotto processo per aver sfidato le degradanti leggi sull’obbligo del velo”.

L’associazione ha spiegato che si tratta della pena più severa per un difensore dei diritti umani in Iran negli ultimi anni.

Qui l’appello di Amnesty International

Federica Mongherini e l’UE

Federica Mongherini, l’Alto rappresentante della UE, si esprime duramente sulla vicenda, dando bocca a tutta l’Unione Europea e sancendone l’indirizzo e la posizione diplomatica:

«Nasrin Sotoudeh, vincitrice del Premio Sacharov 2012, è stata condannata a seguito di un processo in contumacia che ha anche comportato una serie di violazioni del diritto al giusto processo. L’UE si aspetta un riesame immediato della sua condanna e quella di suo marito, Reza Khandan, che è stato condannato a sei anni di carcere nel gennaio 2019».

La commissione Diritti Umani del Senato e le altre voci

Anche Monica Cirinnà, già prima firmataria della legge sulle unioni civili, si muove in tal senso: è prima firmataria di un’Interrogazione depositata al ministro degli Esteri e della Cooperazione internazionale Moavero Milanesi insieme ad altri componenti della Commissione Diritti Umani del Senato: Alessandro Alfieri (Pd), Emma Bonino (+Eu), Vanna Iori (Pd), Assuntela Messina (Pd), Paola Binetti (Fi) e Barbara Masini (Fi), dal titolo “Cosa sta facendo il governo italiano per la drammatica condizione dell’avvocata iraniana Nasrin Sotoudeh condannata a 38 anni di carcere e a 148 frustate”.

I firmatari dichiarano:

“La nostra politica estera è per Costituzione ispirata ad esigenze di protezione dei diritti umani e orientata a promuoverne il rispetto nei paesi con i quali sussistano relazioni diplomatiche e rapporti di cooperazione e analoghi principi ispirano l’azione esterna dell’Unione europea. Le ragioni della condanna dell’avvocata Sotoudeh e le concrete caratteristiche delle pene irrogate appaiono in netto contrasto con il rispetto della dignità umana e con il divieto di trattamenti inumani e degradanti, desumibili dalla Costituzione, dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali”

Mara Carfagna, deputata di FI e vicepresidente della Camera dei deputati, scrive su Twitter:

“Sono indignata per la condanna inflitta a Teheran all’avvocatessa Nasrin Sotoudeh, premio Sakharov del Parlamento europeo nel 2012, braccio destro della premio Nobel per la pace Shirin Ebadi. L’Europa faccia sentire la sua voce”.

Mentre Sabrina De Carlo (M5S), deputata, scrive in una nota:

“Una sentenza che non può che essere definita gravissima e, in qualità di Capogruppo della Commissione Affari Esteri della Camera dei Deputati del Parlamento Italiano, sento di dover esprimere tutta la mia preoccupazione in merito al verdetto emesso. […] Ritengo lesivo dei diritti umani il rischio di ulteriore peggioramento della condanna che consta già di moltissimi anni di prigione, oltre che di pene corporali.”.

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