Il modello di prostituzione legale, dell’Austria e di Salvini

Norme igieniche, tassazione, nessun quartiere a luci rosse ma criminalità sempre presente:
ecco tutti gli aspetti del modello austriaco sulla prostituzione legale che Salvini vorrebbe importare in Italia.

Oggi la prostituzione è legale in Austria (con qualche norma diversa da regione a regione), ma il processo storico di riconoscimento di questo status è durato mezzo secolo.
Vediamo dunque come si è arrivati a tale modello di legalizzazione di quello che tanti chiamano (con riconoscenza o disprezzo) il “mestiere più antico del mondo” e analizziamo quali sono le caratteristiche fondamentali che Salvini vorrebbe importare in Italia.

Premessa:

Nella giornata di 28 Febbraio 2019 a Trieste, in occasione della consegna di Costa Venezia, (prima nave della compagnia italiana progettata appositamente per il mercato cinese), a Monfalcone, il ministro degli Interni Matteo Salvini si è espresso brevemente a favore della riapertura delle “case chiuse” e ha aggiunto: “Non c’è nel contratto di governo, perché i 5S non la pensano così, però io continuo a ritenere che togliere alle mafie, alle strade e al degrado questo business, anche dal punto di vista sanitario”, considerando il modello austriaco “quello più efficiente”, sul quale dovrebbe basarsi l’Italia. Il leader della Lega, però, dopo essersi lasciato andare a queste considerazioni, precisa: “Non aggiungiamo però problema a problema, chiudiamo prima quelli aperti (illegalmente, ndr) prima di riaprire le case chiuse”.


Le parole del ministro sono subito rimbalzate su tutti i media, sia in Italia che in Austria, suscitando la curiosità di tutti sul perché Salvini abbia preso a modello proprio la regolamentazione austriaca della prostituzione. È necessario quindi in prima istanza analizzare quali leggi vigano, e in che modo è vissuto tale fenomeno in Austria.

Situazione austriaca


Oggi la prostituzione in Austria è legale e regolamentata, ma per approdare a tale conquista si sono alternate diverse vicende. Fino agli anni ’70 il fenomeno era tollerato, ma era preso in considerazione soltanto nei suoi aspetti collegati alla criminalità: solo Maria Teresa aveva tentato di metterla al bando, facendo caricare su una nave tutte le prostitute che venivano trovate, per mandarle il più lontano possibile e salvarle, ma la sua azione per quanto incisiva non ebbe continuità.

Evoluzione di norme: i punti cardine del modello austriaco con tassazione, patentino e visite mediche


La svolta è avvenuta con la riforma del diritto penale del 1974, entrata in vigore l’anno successivo.

Da allora la prostituzione continua ad essere soggetta a norme molto restrittive e inizia ad essere trattata come una “prestazione di servizi” vera e propria.

Dal 1983 il reddito che ne deriva è sottoposto a tassazione, si richiede inoltre la registrazione alle Direzioni regionali di Polizia, una visita medica settimanale, un patentino con fotografia, dal 1986 così pagano le tasse e godono delle prestazioni della previdenza sociale.

Nel 1989 fu legalizzata anche la prostituzione maschile (fino al 1971 i rapporti omosessuali anche non mercenari erano perseguibili penalmente). Si stava diffondendo l’Aids e il legislatore ritenne in questo modo, con la registrazione dei “prostituti” e i periodici controlli sanitari di porre un freno ai contagi.
Il 1989 è anche l’anno della caduta del muro di Berlino, che ebbe ripercussioni sulla prostituzione in Austria, invasa da meretrici dall’Est Europa, disposte a offrire i loro servigi a prezzi ridotti. La prima conseguenza fu la riduzione delle prostitute “legali”, per la forte concorrenza di colleghe straniere che esercitavano per lo più clandestinamente e quindi al di fuori di ogni controllo.

Ancora nel 1989 la Corte Suprema d’Austria emise la sentenza che dichiarava la prostituzione un sittenwidriger Vertrag (“contratto irragionevole”); di conseguenza, una prostituta non aveva possibilità di fare alcun ricorso legale contro un cliente che si fosse rifiutato di pagare. Finché nel 2012 la Corte di Cassazione spiegò che la prostituzione non poteva più essere generalmente considerata come irragionevole, perché gli atteggiamenti morali sono cambiati e la prostituzione è regolata dalle varie leggi locali, in particolare, le prostitute hanno ora il diritto legale di citare in giudizio per il pagamento pattuito.


La prostituzione in Austria viene quindi regolamentata dal codice penale, e anche se il lavoro sessuale in sé non è vietato, la Sezione 207b intitolata “sexueller Missbrauch von Jugendlichen” (abuso sessuale dei minori) consente la criminalizzazione dei clienti di lavoratori di età inferiore ai 18 anni.

Requisiti medici:

Ulteriori limitazioni sono specificate nelle sezioni da 214 a 217. Gli esami medici sono richiesti dalle leggi concernenti l’AIDS e le MST (malattia sessualmente trasmissibile) e le norme in campo sanitario sono applicate su l’intero tessuto nazionale, mentre altre norme sono lasciate alla competenza dei singoli Lander ( Stati federali dell’Austria) che limitano ulteriormente i tempi e i luoghi in cui può verificarsi la prostituzione; per esempio in “Tirolo” si precisa che tale pratica è consentita solo con persone dell’altro sesso, escludendo dunque i rapporti omosessuali; altra legge restrittiva è quella del “Vorarlberg”, dove la prostituzione è legale solo all’interno di case di tolleranza autorizzate, che tuttavia in questo Stato non esistono.

Perché il modello austriaco? Ecco tutte le caratteristiche. Prostituzione legale, ma non visibile per le strade.


Si tratta in sostanza di una pratica legale, regolamentata, una sorta di “lavoro autonomo”; chi intende praticarla deve registrarsi a un commissariato di polizia, sottoporsi a controlli sanitari e a colloqui con assistenti sociali, poi riceverà un documento che gli/le permetterà di esercitare legalmente la prostituzione, sottoponendosi poi periodicamente alle prescritte visite mediche, non oltre quattro settimane dall’inizio dell’attività, dovrà iscriversi a una cassa malattie e all’ufficio del fisco e iniziare a versare i contributi per l’assistenza e a pagare le tasse, come tutti i lavoratori.


Tuttavia ciò che differenzia il citato modello austriaco è il fatto che la prostituzione esista legalmente, ma non è visibile: non esistono quartieri a luci rosse, come in alcune città tedesche o olandesi. Esistono bordelli o bar (che offrono anch’essi servizi sessuali), ma non si notano, rimangono nella penombra perché non hanno insegne vistose e quelle che ci sono si illuminano soltanto a tarda sera. In conclusione, occorre dire che in Austria è stato registrato un calo del fenomeno dell’illegalità, ma non la sua eliminazione.

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