Pastori sardi. Per cosa protestano? Cosa vogliono?

Tonnellate di litri di latte riversati per le strade: è questo l’urlo dei pastori sardi che in queste ultime settimane si è fatto sempre più assordante.
Ma per cosa protestano esattamente e quando si fermeranno?
Vediamo di fare chiarezza.

La protesta dei pastori sardi – in realtà già iniziata a novembre del 2018 – nasce dall’abbassamento del prezzo del latte ovino e caprino giudicato, dagli allevatori, non sufficiente a remunerare i costi e il proprio lavoro.
Il costo al litro pagato dalle industrie ai pastori attualmente è di 60 centesimi, ben lontano dalla soglia da loro richiesta: €1.

Per questa ragione, gli allevatori di Sardegna hanno iniziato – in segno di denuncia – a rovesciare tonnellate di litri di latte per le strade, davanti ai municipi e ai luoghi di interesse politico, oltre che a fermare i camion con carichi di latte per dispere il contenuto delle cisterne.
Così facendo, la loro causa è divenuta sempre più virale fino a raggiungere una visibilità nazionale.

Ma cosa ha causato l’abbassamento del prezzo?
Coldiretti Sardegna ha affermato che 33 caseifici su 35, produttori di pecorino romano e principali utilizzatori del latte sardo, non avrebbero rispettato le proprie quote di produzione massima, producendo più formaggio del dovuto e provocando così un calo del prezzo dello stesso (per una semplice legge del mercato: quando vi è eccesso di offerta rispetto alla domanda, il prezzo scende).
Gli industriali dunque hanno scaricato l’abbassamento del prezzo del formaggio sui produttori di latte, pagando meno il loro prodotto.
Nel 2017 il prezzo era sceso da 120 fino a 60 centesimi al litro, per risalire nel 2018 fino a 85 centesimi ma adesso è arrivato il nuovo crollo.

Come si risolverà il problema?
In questi giorni, era stato intavolato un meeting fra rappresentanti dei pastori e industria casearia per raggiungere un accordo sul prezzo.
Gli industriali del formaggio si sono però detti disposti ad acquistare il latte a 70 centesimi anziché 60, ma non di più: ancora lotani dunque dall’euro al litro richiesto.

Continua nel prossimo post.

Cosa fa lo Stato?
Ipotizzando rischi di ordine pubblico in seguito ai gesti sovversivi dei pastori, il Ministro dell’Interno Matteo Salvini ha aperto un tavolo anche a Roma alla presenza del Ministro dell’Agricoltura Gianmarco Centinaio, ma al momento non è ancora arrivata la fumata bianca

La strategia di Salvini, che sta gestendo il tavolo aperto, è quella di far acquistare dallo Stato 67.000 quintali di formaggio in eccesso (costo 44 milioni) così da far salire il prezzo del prodotto. Nel frattempo il costo del latte salirebbe a 70 centesimi al litro, ma la proposta non è stata giudicata soddisfacente dai pastori.

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