La crisi Venezuelana: il punto.

Il Presidente del Parlamento Venezuelano, Juan Guaidò, nella giornata di Mercoledì 23 Gennaio, si è autoproclamato Presidente della Repubblica ad interim, nell’attesa che vengano convocate nuove elezioni. Le Presidenziali del 2018, che hanno sancito la rielezione di Nicolàs Maduro, sono state molto contestate a causa di alcune irregolarità procedurali, tra cui l’indizione delle stesse da parte dell’Assemblea Costituente.

Quest’ultima è stata istituita nel 2017, con lo scopo di redigere una nuova Costituzione, ed è stata oggetto di forti critiche da parte delle opposizioni per le modalità e le motivazioni per cui è stata convocata.

Per quanto concerne le modalità di formazione, a differenza dell’assemblea Costituente di Chavez del 1999, che è stata convocata a seguito di un Referendum, quella di Maduro del 2017 è stata convocata per atto unilaterale del Presidente.
L’art. 348 della Costituzione Venezuelana attribuisce l’iniziativa di convocazione a “Presidente della Repubblica in Consiglio dei Ministri, all’Assemblea Nazionale, ai Consigli Municipali ed al quindici percento degli elettori iscritti ed elettrici iscritte nel Registro Civile ed Elettorale”.

Le opposizioni sostenevano che l’iniziativa di convocazione dell’Assemblea Costituente da parte del Presidente fosse solo formale e non anche sostanziale, in quanto “era imprescindibile il sostegno popolare”. A sostegno di tale tesi veniva citato l’art. 347: “Il popolo del Venezuela è il depositario del potere costituente originario. In esercizio di detto potere, può convocare un’Assemblea Nazionale Costituente con l’oggetto di trasformare lo Stato, creare un nuovo ordinamento giuridico e redigere una nuova Costituzione”.

Per quanto concerne le motivazioni, le opposizioni lamentavano che Maduro avesse convocato la Costituente per esautorare i poteri del Parlamento. Le elezioni del 2015, in effetti, avevano sancito la sconfitta della coalizione di Maduro, il Grande Polo Patriottico, e la vittoria della coalizione opposta, l’Unità Nazionale.

Per quanto illustrato, “Unità Nazionale”, ha attuato un “Aventino” alle elezioni per la scelta dei membri dell’Assemblea Costituente. Maduro, pertanto, potè contare su 538 membri su 545.

Nell’Agosto del 2017 l’Assemblea Costituente ha esautorato i poteri dell’Assemblea Nazionale, prevedendo la “convivenza” tra i due organi ma, di fatto, relegando il Parlamento ad essere un mero foro di dibattito.

E’ stata, pertanto, l’Assemblea Costituente, invece dell’Assemblea Nazionale, a convocare con un anno di anticipo le Elezioni Presidenziali del 2018. Ed è stata la stessa Assemblea Costituente ad escludere la partecipazione dei principali partiti della coalizione di “Unità Nazionale”. Queste elezioni hanno sancito la rielezione di Maduro con un’affluenza inferiore al 50%. L’Assemblea Nazionale, tuttavia, ha rifiutato il risultato elettorale, accusando Maduro di aver messo in atto un vero e proprio colpo di Stato e nella giornata di Mercoledì Juan Guaidò si è autoproclamato Presidente della Repubblica ad interim.

Subito Maduro, in un discorso dal balcone Presidenziale, ha invitato l’esercito a rimanere compatto, ricevendo l’appoggio del ministro alla difesa, il Gen. Vladimir Padrino Lopez, e, successivamente, su twitter, ha chiesto al popolo di mobilizzarsi.

In favore di Guaidò, nella stessa giornata di Mercoledì, invece, si sono schierati il Canada, alcuni Stati dell’America Latina e gli USA, con Trump che, alla domanda di un cronista circa la possibilità che di una spedizione militare, ha risposto: “tutte le soluzioni sono sul tavolo”.
Spagna, Francia e Germania, invece, hanno dichiarato che se non si svolgeranno entro 8 giorni nuove elezioni, riconosceranno Guaidò come nuovo Presidente.

In Italia, invece, il governo si è spaccato. Si è verificato uno scontro tra Salvini e Di Battista.

Il Ministro dell’interno ha dichiarato che “milioni di venezuelani e migliaia di italiani soffrono la fame e la paura imposti dal regime di sinistra di Maduro”. Di Battista, invece, ha giudicato l’ultimatum dell’UE come una “stronzata megagalattica”, domandandosi: “Chi è l’Ue per legittimare un tizio che si sveglia la mattina e dice di essere il nuovo presidente?” ed attaccando l’alleato: “E Salvini sarebbe l’uomo forte contro i parrucconi dell’Unione Europea?”. Conte si è mantenuto neutrale tra le due posizioni: “L’Italia sta seguendo con costante attenzione la situazione in Venezuela. Auspichiamo la necessità di una riconciliazione nazionale e di un processo politico che si svolga in modo ordinato e che consenta al popolo venezuelano di arrivare quanto prima a esercitare libere scelte democratiche, ma allo stesso tempo si dice contrario “a interventi impositivi di altri Paesi”. Per il PD ha preso posizione il candidato alla segreteria Zingaretti, il quale ha scritto in un post su Facebook: “La situazione in Venezuela è molto preoccupante. Esprimiamo la nostra vicinanza al popolo venezuelano e alla nostra comunità. Su una cosa bisogna essere chiari: Maduro ha la responsabilità di aver stremato il Paese e averlo condotto sull’orlo della guerra civile. Il governo italiano esca dall’ambiguità e batta un colpo per evitare che la situazione degeneri e per favorire un percorso democratico”

Un appello a non recare ulteriori sofferenze alla popolazione Venezuelana è invece arrivata da parte di Papa Francesco.

La situazione è in evoluzione, con Guaidò che dopo aver proposto un’amnistia a Maduro, ha rifiutato la richiesta d’incontro di quest’ultimo.

Oggi Maduro ha anche suggerito la convocazione di elezioni politiche, ma non presidenziali, anticipate “soluzione alla crisi attraverso il voto popolare”

Seguono aggiornamenti…

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