Corte Costituzionale, dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal Partito Democratico

Ma avverte: “per leggi future, simili modalità decisionali dovranno essere abbandonate”.


La Corte Costutuzionale (spesso denominata “Consulta”, per via del palazzo della Consulta, dove risiede, ndr) ha dichiarato “inammissibile” il ricorso presentato il 28 dicembre scorso dal capogruppo PD al senato Marcucci e da altri 36 senatori del Partito Democratico riguardante “il conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato […] e avente ad oggetto le modalità con cui il Senato della Repubblica ha approvato il Disegno di legge di bilancio 2019”, il 23 dicembre scorso, votata dopo poche ore la presentazione del maxiemendamento che avrebbe sostituito l’art. 1 della manovra di bilancio approvata in precedenza l’8 dicembre.

Il ricorso, presentato dalla minoranza parlamentare del Pd, voleva sollevare la questione di costituzionalità riguardo la “grave compressione dei tempi di discussione del disegno di legge, che avrebbe svuotato di significato l’esame della Commissione Bilancio e impedito ai singoli senatori di partecipare consapevolmente alla discussione e alla votazione”.

Tale “grave compressione“, secondo la Consulta, è stata “determinata da un insieme di fattori derivanti sia da specifiche esigenze di contesto sia da consolidate prassi parlamentari ultradecennali sia da nuove regole procedimentali. Tutti questi fattori hanno concorso a un’anomala accelerazione dei lavori del Senato, anche per rispettare le scadenze di fine anno imposte dalla Costituzione e dalle relative norme di attuazione, oltre che dai vincoli europei”.
Per tali ragioni, “la Corte non riscontra nelle violazioni denunciate quel livello di manifesta gravità che, solo, potrebbe giustificare il suo intervento”, e preferisce lanciare un monito futuro.

Infatti, la Corte Costutuzionale non si è limitata a rigettare il ricorso: ha anche chiarito che “per leggi future, simili modalità decisionali dovranno essere abbandonate, altrimenti potranno non superare il vaglio di costituzionalità”, constatando la potenziale incostituzionalità di un iter legislativo affrettato.

Inoltre, i giudici costituzionali hanno anche ribadito “che i singoli parlamentari sono legittimati a sollevare conflitto di attribuzioni davanti alla Corte costituzionale in caso di violazioni gravi e manifeste delle prerogative che la Costituzione attribuisce loro”.

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