Salvini, Baglioni e l’art.21 della Costituzione

Battibecco tra Salvini e Baglioni sul tema migranti. Il vicepremier sostiene che il cantautore dovrebbe tacere in quanto non addetto ai lavori. Cosa dice la Costituzione?

Nella giornata di ieri si è verificato uno scontro a distanza tra il Ministro dell’interno Salvini ed il cantautore, nonché direttore artistico del festival di Sanremo, Claudio Baglioni.


Baglioni, già celebre per la manifestazione “O Scià” svoltasi a Lampedusa dal 2003 al 2012, ha dichiarato, relativamente alla vicenda legata alla Sea Watch, la nave con 49 migranti che solo ieri è stata fatta attraccare a Malta, che “se la situazione non fosse drammatica, ci sarebbe da ridere. Ci sono milioni di persone in movimento. Non si può pensare di risolvere il problema evitando lo sbarco di 40-50 persone”.

Secondo alcune fonti, il cantautore sarebbe stato minacciato dalla direttrice di Rai 1, Teresa De Santis, di non condurre più il Festival sotto la sua direzione.

Pronta la risposta del Ministro Salvini su Twitter: “Canta che ti passa. Lascia che di sicurezza si occupi chi ha il diritto ed il dovere di farlo”. Di seguito, il tweet:


Già altre volte Salvini ha risposto alle critiche invitandone gli autori a “svolgere il proprio mestiere”. È successo anche con Roberto Fico, dopo che lo stesso aveva espresso delle opinioni in merito al caso Diciotti. È successo con il procuratore Spataro, dopo aver bacchettato il Ministro per aver scritto un post sui social in cui annunciava una retata ancora in corso (in questo caso il Ministro aveva invitato il procuratore anche a “mettersi in pensione”). È successo con Leoluca Orlando, dopo l’annuncio da parte del sindaco di voler disapplicare il Decreto Sicurezza.
In tutte le circostanze menzionate il Ministro ha sostenuto, o fatto intendere, che in quanto titolare del Viminale, solo lui avesse il diritto di esprimersi su vicende inerenti la sicurezza e che tutti gli altri, in particolare i critici, dovessero tacere in quanto “non di loro competenza”.
L’art. 21 della Costituzione, primo comma, prevede che “Tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto ed ogni altro mezzo di diffusione”. Il diritto di manifestare il pensiero è riconosciuto in tutti gli Stati Costituzionali come diritto fondamentale dell’uomo.

Gli unici limiti previsti, oltre a quello del “buon costume”, sono sanzionati quali reati d’opinione dal codice penale e sono l’istigazione a delinquere, la diffamazione, il vilipendio.

Non si riscontra, tuttavia, nelle parole di Baglioni nessuno di questi reati.

Il Ministro, di certo, non alluderebbe mai alla “censura”, cosa che appunto l’articolo costituzionale citato vuole scongiurare. Ma ciò che ci si chiede è: legittimo oltre che opportuno che un Ministro risponda alle critiche invitando a non esprimerle piuttosto che rispondere nel merito, in quanto la materia oggetto di critica non rientra tra le competenze del cittadino che esprime il proprio pensiero?

Come sempre, a voi la decisione.

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