Quello di Ischia è veramente un condono?

Condono sì, condono no: qual è il vero provvedimento del governo M5S-Lega e cosa comporta? Vediamo insieme in un’analisi dettagliata, una volta per tutte.

In queste settimane concitate, il  cosiddetto “condono di Ischia” è stato uno dei principali argomenti di dibattito (se non addirittura di guerra) politico fra partiti di maggioranza e opposizione. Siamo stati inondati da discorsi e informazioni spesso faziosi e contraddittori fra loro, senza mai ricevere un’analisi puntuale e imparziale sulla vicenda. Vediamo allora di fare finalmente chiarezza.

Il testo del decreto Genova

Partiamo dalle origini. Il governo Conte ha inserito il testo relativo al presunto condono all’interno “decreto Genova“, approvato due giorni fa. Tale decreto è chiamato così perché contiene disposizioni atte principalmente a risolvere i problemi relativi al crollo del ponte Morandi, ma non solo. Esso è, infatti, un “decreto emergenze” (il n.109, per l’esattezza) con provvedimenti risolutivi anche per altri casi di urgenze.

Ora, l’art.25 di questo decreto è intitolato “Definizione delle procedure di condono”: ciò però non significa che venga, di per sé, avviato un condono, in quanto si parla di definire le procedure di risoluzione per condoni precedenti.

Il testo dell’articolo dispone che i Comuni di Casamicciola Terme, Forio e Lacco Ameno dell’Isola di Ischia devono definire le istanze di condono relative ai soli immobili distrutti o danneggiati dal sisma del 21 agosto 2017, entro 6 mesi. Insomma, si sta praticamente chiedendo ai comuni di dare una risposta definitiva a coloro che posseggono un immobile danneggiato dal sisma del 2017 (non a tutti) e che avevano chiesto in precedenza un condono per sanarlo, perché abusivo.

Non si sta dunque dicendo che il condono deve essere accettato, ma semplicemente valutato brevemente, dato che alcuni proprietari sono in attesa da decenni. Così facendo i proprietari sarebbero autorizzati a provvedere alla ristrutturazione o, se necessario, alla ricostruzione dei propri edifici: fino a quel momento, sarà tutto fermo. Il governo, insomma, sembra voglia accelerare le procedure per ristabilire la normalità ad Ischia.

Gli articoli successivi al 25 stabiliscono comunque alcune limitazioni, fra cui ad esempio l’esclusione del contributo statale alla ricostruzione per eventuali aumenti di volume operate durante i prossimi lavori.

 

Ma dove sta il problema?

Sempre lo stesso articolo prevede che tutti i casi in questionetrovano esclusiva applicazione le disposizioni di cui ai Capi IV e V della legge 28 febbraio 1985, n. 47” .

Ciò significa che tutte le richieste di condono presentate dovranno essere valutate (e non necessariamente accettate, sia chiaro) in base alla legge di condono del 1985 (governo Craxi), la più vecchia (e dunque, per certi aspetti, la meno aggiornate a anche la più “flessibile“). Ma c’è un problema: i condoni che saranno oggetto della valutazione, non sono stati presentati tutti prima del 1985. Dopo quell’anno, infatti, sono state emanate altre due leggi di condono: una nel dicembre 1994 (governo Berlusconi I) e una nel novembre 2003 (governo Berlusconi III) .

In linea teorica, rispettando la successione temporale delle normative, i condoni successivi al 1985 dovrebbero essere valutati ciascuno con la propria legge di riferimento, che sia quella del ’94 o quella del 2003 (e non appunto con quella dell’ ’85): cioè proprio il contrario di quanto prevede il “decreto Genova”.

 

Questo può essere considerato un condono oppure no?

Anzitutto, precisiamo che il problema del decreto Genova è la sicurezza: la legge 47 del 1985 è precedente a molte normative di tutela del territorio, del paesaggio, di contrasto del rischio sismico, vulcanico e idrogeologico. Le leggi successive sono state adeguate a quegli standard. Ad esempio, il condono del 2003 escludeva i luoghi vincolati, per motivi paesaggistici o di sicurezza, quello del 1985 no. E inoltre il condono del 1985 consente di condonare anche edifici costruiti in aree demaniali o protette.

Ci si chiede dunque perché il governo abbia scelto di adottare la normativa di condono del 1985 e non quella del 2003, la più recente. L’architetto ambientalista e territorialista Anna Savarese a questa domanda ha risposto che “altrimenti a Ischia non avrebbe potuto condonare praticamente nulla: l’isola è in un territorio a rischio vulcanico, sismico e idrogeologico.”

Che sia un modo per accelerare veramente la ricostruzione degli edifici terremotati, un modo per battere casa più facilmente o entrambi?

 

Insomma: condono o no?

Formalmente: no, non c’è nessun condono. Tuttavia, prevede che le istanze di condono ancora pendenti da tre precedenti leggi (1985, 1994 e 2003), e relative agli edifici danneggiati dal sisma del 2017, debbano essere risolte applicando le disposizioni della legge del 1985 (quando in realtà questa riguarderebbe soltanto alcuni edifici): così facendo si potrebbe avere l’effetto, nei fatti, di un condono che consentirebbe di sanare abusi che senza il decreto Genova sarebbero rimasti insanabili

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