La Francia aumenterà il deficit fino al 2,8%: perché noi non possiamo?

A mettere i bastoni fra le ruote all’Italia è la dimensione del debito pubblico (2300 miliardi di euro) e il suo rapporto col Pil (giunto al 136%)

 

Emmanuel Macron ha annunciato una manovra economica volta ad alleggerire il prelievo fiscale sui cittadini e sulle imprese francesi, riducendo tasse e imposte di ben 25 miliardi di euro (di cui 18,8 a favore delle aziende e i restanti 6 a vantaggio delle famiglie).  Per fare ciò, però, la Francia nel suo budget stima di accrescere il rapporto tra deficit e Pil dal 2,6% di quest’anno al 2,8% nel 2019: una percentuale che, pur rientrando negli accordi europei di Maastricht (che stabilisce un massimo del 3%), non soddisfa l’attesa riduzione del debito e il raggiungimento del pareggio di bilancio.

Anche dalle nostre parti, in questi giorni, si sta discutendo della legge di bilancio previsionale e sono state sollevate numerose polemiche circa il superamento del tetto del 2% del deficit da parte del nostro Stato. La manovra economica di M5S e Lega, per emettere il reddito di cittadinanza e porre le basi per la flat tax, impone di sforare il suddetto limite fino a quasi il 2,5%: una decisione contestata da opposizione e Unione Europea.

Questa “differenza di trattamento” non è sfuggita al ministro Di Maio, che ha affermato che “l’Italia è un paese sovrano come la Francia” e dunque ha tutto il diritto di ricorrere al debito nella misura in cui lo ritiene opportuno. Ma a cosa è dovuta questa disparità? Ha delle ragioni economiche? Vediamolo insieme.

 

Debito italiano elevato

Anzitutto, prima di rispondere, dobbiamo puntualizzare la differenza tra Deficit e Debito pubblico.

  • Il deficit è il debito contratto dallo Stato in un anno (ed è questo che non deve superare il tetto del 3% di Maastricht)
  • Il debito pubblico è invece la somma di tutti i deficit contratti negli anni

Entrambi vengono confrontati in percentuale al Pil.

Ed è qui che sta tutta la differenza fra Italia e Francia.

Il deficit italiano attualmente è l’1,2% del Pil, mentre il debito pubblico è di 2342 miliardi, vale a dire circa il 131,50% del Prodotto Interno Lordo. La Francia ha invece un deficit del 2,6% (da voler portare a 2,8) ma di contro ha un debito pubblico, in percentuale, inferiore rispetto all’italia: 2520 miliardi di euro che corrispondono “soltanto” al 97% del Pil francese.

 

Lo spread

Altra motivazione è da ricercare nella credibilità sui mercati, misurata dallo Spread, che è ben diversa fra Italia e Francia.

Lo Spread misura la capacità di uno stato di ripagare i propri debiti, misurata nel differenziale fra il rendimento dei titoli statali a lungo termine del paese in questione (nel nostro caso, italiano, i BTP) confrontati con il rendimento dei corrispondenti titoli tedeschi (i Bund). In altre parole. dato che la Germania è lo stato più virtuoso nel rimborso dei debiti contratti, tutti gli altri paesi confrontano la propria capacità di rimborso con quella tedesca. Minore è la differenza, più vicini siamo alla Germania e meglio la nostra economia sta.

Ritornando alla nostra analisi, lo spread in Italia è di 233 punti, mentre in Francia soltanto di 33 unità.

 

Assistenzialismo?

Infine, un’altra motivazione della contestazione all’Italia è di natura squisitamente politica: infatti, secondo analisti, agenzie di rating e investitori esterni, le linea economica di M5S e Lega, al momento, è di tipo assistenzialistico. Si ritiene, cioè, che si tratti di spese che non produrranno entrate, cioè di investimenti non produttivi. Il governo gialloverde, invece. è fiducioso e ritiene che le manovre in programma aiuteranno a risollevare l’economia nazionale. Chi avrà ragione?

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